INTERVISTA a Patrizia Targani Iachino -così sapete cosa penso riguardo la scrittura… e voi? Cosa ne pensate?- Un baciolones!

 
 
Poetica
 
Ho sentito che per alcune persone scrivere è come respirare, se non lo fanno muoiono, manca loro l'aria per vivere. Per me non è così. Scrivere è come aprire la gabbia ad un uccellino e lasciarlo libero di andare dove meglio crede, libero anche di rimanere lì dentro ma con la porta aperta, pronto ad uscire quando ne sente la necessità. Mi piace pensare che scrivere per me non è un bisogno impellente senza il quale non saprei come vivere, sarebbe una costrizione, o almeno la considererei tale. Invece prendo la penna e scrivo solo quando ne ho veramente voglia e smetto allo stesso modo. Posso riprendere in ogni momento e nessuno mi costringe a farlo, a parte gli impegni quotidiani naturalmente. Come dice il detto "prima il piacere e poi il dovere", scrivere è indubbiamente un piacere, una valvola di sfogo che a volte mi aiuta ancor meglio di una seduta psicoterapeutica ed è anche un piacevole lusso che mi concedo proprio come quando ci si prende una vacanza. Ecco forse scrivere per me è questo: una vacanza in libertà. E' come andare in una spiaggia per nudisti e rimanere a contatto con le sensazioni che la natura ti offre. Il vento sulla pelle scoperta nei punti solitamente nascosti anche dal più piccolo costume ti regala un brivido che non ha eguali. E' come tornare nel ventre materno, innocente da pregiudizi e libero di essere materia con la materia e spirito con lo spirito. In più c'è il divertimento da parte mia nel vedere fin dove arriva la mia fantasia …quando sono io a governare la mano, sì perché di solito chi scrive non sono io, ma quella che chiamo "l'aliena", colei che s'impossessa di me e mi usa per raccontare le sue tante vite. E' allora che la mano scorre e scrive cose che quando le rileggo non riconosco, quasi fossi in "trance". Uso termini che non mi appartengono nella realtà e dò sfogo ad emozioni che non ho mai provato. Partecipo e mi commuovo come un lettore qualsiasi, divorando le pagine per vedere cosa accadrà in quella seguente, come se non lo sapessi, come se non fossi io a scrivere e ad inventare la storia. Le prime volte ne ero quasi spaventata, poi mi sono abituata e lascio che l'aliena entri in me come il protagonista di Ghost nel corpo della sensitiva. Così io vivo le storie delle mie protagoniste sulla mia pelle, lasciando che l'aliena me le trasmetta usandomi e a volte consumandomi al punto tale da dover interrompere per non prenderne le sembianze. Oggi riesco a governare la penna e a collaborare con la mia inquilina, vivendo con lei mille storie, tante quante riesco a mettere su carta. Penso che questo sia un privilegio e la più bella forma di libertà. La stessa cosa mi accade quando scrivo i miei pensieri, definirle poesie mi sembra troppo. Per me sono come fotografie. Raccolgono le immagini di quel preciso istante fermando le emozioni che provo, un secondo più tardi sarebbe già tutto diverso. Spesso dico:"Mi scappa da scrivere!" e allora scrivo quello che la mente non riesce più a trattenere. Non le giudico dal punto di vista letterario…io fotografo, blocco le parole e le sensazioni di quell'istante e quando le rileggo è come se sfogliassi un album dei ricordi.
Ultimo libro
 
 
 
Chi ha avuto la possibilità di leggere il mio primo romanzo "Riflessi", in cui racconto le vicissitudini di una donna in eterno conflitto tra il bene e il male, sdoppiata in una sorta di forzato equilibrio per superare gli ostacoli della vita e i dolori subiti nel passato, ha conosciuto il mio personale modo d'indagare nell'animo principalmente femminile e di addentrarmi in esso fino ad esplorare le più nascoste emozioni per poi portarle in superficie e trasmetterle ai miei lettori. Questa tecnica introspettiva è presente in ogni mio scritto. Pur variando le situazioni sento la necessità di raccontare le percezioni dell'anima in tutte le forme possibili. Quello che m'intriga maggiormente è l'elaborazione della sofferenza, sia essa fisica che psicologica. Analizzando le protagoniste dei miei romanzi lavoro su me stessa, trovando ogni volta sfaccettature diverse e imprevedibili. Dopo "Riflessi" ho scritto "Odio d.o.c. La favola della vita", una storia che, sotto forma di diario, descrive la crescita e la maturazione di una donna-bambina ad una donna-donna. Un passaggio obbligato da eventi imprevisti della vita che intaccando il mondo infantile di Silvia la costringono a delle scelte dolorose attraverso le quali la protagonista riesce ad uscire dalla protezione fiabesca, nella quale aveva trovato rifugio, e ad affrontare le avversità con la maturità di un adulto. In contemporanea alla lavorazione di "Odio" ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo che affronta un tema molto complesso e delicato. Dopo aver raccontato la fragilità dell'essere femminile e la sua inaspettata forza nel superare le difficoltà, dopo aver toccato il mondo della violenza e dello stupro ora mi accingo ad esaminare i risvolti emotivi di una giovane giornalista in carriera di fronte alla presenza di un figlio con gravi problemi di salute. Lo sviluppo di questo tema porterà il lettore ad affrontare un altro argomento estremamente difficile quale l'eutanasia. Mi sono lanciata in una sfida psicologica, combattendo contro la morale sociale, l'educazione religiosa e la propria coscienza, certa di dividere l'opinione pubblica tra la scelta di un vero atto d'amore e il rispetto della vita. Il tema, già di per sé delicato nei confronti degli adulti e degli anziani, diventa particolarmente difficile quando si tratta di bambini con malattie terminali. Come madre mi sono interrogata su questo quesito e non trovando una risposta adeguata a mente fredda ho cercato d'immedesimarmi in una storia che, nonostante la tragicità dell'argomento, riuscirà a portarmi alla risoluzione più giusta. La penna si muoverà con la sensibilità di sempre, sgretolando muri di moralità, scorrendo su un tracciato seppur ostacolato da dubbi e sensi di colpa, ma che avrà un'unica strada da percorrere: quella del cuore.
 
 
 
 
 
 
Ruolo della letteratura nella società contemporanea
 
 
 
 
Inizio con il distinguere il tipo di letteratura: quella classica e quella attuale. I giovani non amano leggere, questo è un triste dato di fatto riscontrato non solo da me, ma evidenziato da autorevoli casistiche. L'Italia, rispetto agli altri paesi, è un popolo d'ignoranti. Con questo termine intendo dire che ignora le basi letterarie degli autori classici E' molto più facile che una ragazza di oggi abbia sopra il comodino il libro di Melissa P. "Cento colpi di spazzola" piuttosto che "Il Marcovaldo" di Italo Calvino. La forzata lettura dei classici studiati a scuola ha spesso, come risvolto della medaglia, modo di allontanare il giovane studente dal ricco patrimonio letterario. La colpa di tali lacune credo sia, purtroppo, da attribuire agli insegnanti. Senza voler generalizzare ho idea che anch'essi seguano più l'iter noioso del portare a termine il programma di studi entro la fine dell'anno scolastico, piuttosto che riuscire a trasmettere l'amore per la lettura. Nelle grandi catene librarie, quali Mondadori e Feltrinelli, persone sensibili e ansiose come me possono avere delle vere e proprie crisi di panico, intervallate da attacchi di agorafobia e di esistenzialismo. La quantità di libri che riempe gli spazi immensi e staziona in chilometrici scaffali divisi per argomenti mi crea un dubbio amletico: C'è più gente che scrive o che legge? Calcolando che di solito il tempo impiegato a scrivere è, per così dire, "sottratto" alle mie normali attività domestiche mi accorgo che ciò che rimane per la lettura è decisamente troppo poco rispetto alle lacune che io stessa ho necessità di colmare nel campo culturale. La risposta quindi si riduce ad una divisione organizzativa del proprio tempo. Dati certi affermano che, almeno nel nostro paese, le persone che scrivono sono decisamente superiori a quelle che leggono. Ma se tutti scriviamo, chi legge quella montagna di libri mummificati nelle librerie? In un mondo dove letterine, letteronze, veline, paperette e quant'altro hanno la stessa, se non superiore, possibilità di fama e successo di chi ha alle spalle anni di studi di recitazione, dizione, ballo e canto con semplici apparizioni televisive, spingono le persone come me a varcare la soglia dell'ignoranza e a lanciarsi in un'avventura senza paracadute. Nel calderone degli emergenti scrittori nuotano anime diverse, ma tutte mosse dalla voglia di conquistare un proprio spazio, spinte dal desiderio di esprimere la propria creatività alla ricerca di conferme da parte del lettore: pubblico, quindi esisto. L'esibizionismo supera spesso l'umiltà e il desiderio di vedere il proprio libro sopra agli scaffali delle librerie, confuso e inghiottito dalle migliaia di altri, rasenta molto la superbia nel poter entrare nella rosa degli scrittori eletti. La ricerca di fama e di affermazione è spesso più forte del lato economico anche perché conoscendo personalmente lo scrittore Nico Orengo riporto una sua frase che mi ha colpito e quasi affondato: "Non conosco scrittore che viva solo con il ricavato dei suoi libri". A parte pochi casi letterari, la maggior parte degli autori conosciuti in Italia ha un sicuro e stipendiato lavoro primario. Spesso la scrittura è un affluente che fuoriesce dal letto di un fiume principale come il mestiere di giornalista, per esempio, la cui conseguenza tangibile si ritrova in tutte le librerie. Quindi la letteratura contemporanea è un connubio di lavori, un'elaborazione del proprio mestiere da cui l'autore trae ispirazione per i propri saggi e romanzi, siano essi storici o d'attualità. Scrittori come Pansa, Biagi, Terziani, per citarne alcuni, si affiancano a scrittori di libri dai titoli manualistici che insegnano come vivere felici per cento giorni di seguito o come convivere con un cane nevrotico. Il mondo della scrittura è democratico e apre le porte a tutti, o quasi. Il ruolo della letteratura, sia essa di serie A o quella minore è sempre la stessa, fin dai tempi di Dante Alighieri: diffondere il proprio pensiero a quanta più gente possibile sotto forma di messaggio emotivo, fantastico, storico o culturale.
 
 
Come giudica la possibilità di diffondere la poesia e la narrativa presso il grande pubblico attraverso mezzi quali internet, radio e televisione?
 
 
 
Il grande ostacolo che impedisce lo scrittore emergente a farsi notare e quindi conoscere dal grande pubblico è la distribuzione del proprio testo nelle librerie. La competizione fra gli autori somiglia molto alla scenografica e spettacolare maratona di New York. Alla fine della corsa solo uno delle centinaia di  migliaia di partecipanti riesce a raggiungere il traguardo. Se l'occhio della telecamera che riprende l'evento in diretta non inquadrasse per caso alcuni volti trafelati nessuno saprebbe mai che il "tizio" o il "caio" hanno gareggiato. Confusi dalla massa di corpi in movimento l'individuo perde la propria identità, smarrendosi nel mucchio. Ritengo pertanto che la visibilità sia estremamente necessaria per uscire dalla quantità di gente con lo stesso obiettivo per potersi affermare come persona e non come un semplice numero. Ma analizziamo le varie possibilità che ci offre il mercato. Nonostante le sofisticate tecnologie aiutino moltissimo la diffusione di notizie in ogni campo penso che Internet da sola non sia la strada più breve per raggiungere quel famoso traguardo al quale gli scrittori ancora sconosciuti aspirano. Non tutte le famiglie, per quanto sia difficile crederlo, posseggono un pc e comunque la fascia del lettore più maturo non sarebbe in grado di usarlo. La comodità di ordinare il libro on-line ha l'handicap di avere un costo maggiorato rispetto a quello di copertina per le spese di spedizione e di essere quindi poco competitivo rispetto alle offerte delle edizioni tascabili. Inoltre il vero lettore non potrà mai sostituire con un clic del mouse il piacere di scegliere un libro toccando e sfogliando le pagine, odorarne il profumo o essere attratto dalla copertina. Inoltre Internet è un mondo intergalattico immenso come l'universo dove tutto esiste e tutto si perde, pertanto il libro rischia di confondersi tra le milioni di stelle del firmamento virtuale. Tanti infatti sono i siti dedicati ai libri e alle case editrici e ognuna di esse ha una lunga lista di autori che non può promuovere singolarmente. Credo più nel potere della radio, ma anch'essa ha il limite della quantità dei canali che galleggiano e s'intersecano nell'aere. Un programma di soli libri ha una fascia di pubblico troppo ristretta, rendendola esclusiva e troppo selettiva. Il costo della pubblicità nelle radio locali è infine troppo elevato, così come sulle riviste e sui quotidiani. Il mezzo televisivo è decisamente più efficace, di grande impatto sul pubblico abbracciandolo nella sua interezza, ma resta lo scoglio dei costi improponibili. Inutile o quasi comprare uno spazio nelle reti locali, per quanto più accessibili nel prezzo rispetto a quelle nazionali o private come la Finivest. L'immagine dell'autore legata ad una buona presentazione rimane la via meno invasiva per le proprie tasche, ma una sola apparizione non è sufficiente per la promozione del libro. Ciò che può portare alla luce uno scrittore sconosciuto è la novità. Un'abile manovra pubblicitaria che attiri e stupisca  lo sguardo del probabile lettore vale più di mille presentazioni in giro nelle librerie italiane. Nell'oceano di messaggi pubblicitari che ci bombardano da ogni dove occorre un'idea innovativa che incuriosisca il lettore inducendolo a scegliere il tuo libro anziché un altro, proprio come per i detersivi piuttosto che per le sottilette. Per uno scrittore alle prime armi capire che il romanzo partorito dalle proprie emozioni non è altro che un banale prodotto di mercato, e come tale deve essere considerato, svilisce i propri ingenui entusiasmi riducendo la propria opera a semplice consumismo. Quindi, una volta entrata nell'ingranaggio, ho considerato come riuscire ad emergere senza dovermi mettere in piazza De Ferrari vestita solo con le pagine del mio libro e fra tutti i mezzi di diffusione a disposizione sto' appoggiando l'idea, per ora neonata, dell'audio-libro. Il terreno è ancora vergine e collaudato con successo dai non-vedenti, per i quali è stata creata l'idea. Tengo a precisare che il cd non sostituirebbe assolutamente il cartaceo, ma sarebbe un innovativo completamento o soluzione alternativa per coloro che non hanno il tempo di leggere. Molto spesso ho affermato che dedicarsi alla lettura è un lusso che pochi si possono concedere poiché il lavoro ruba l'intero spazio della giornata e ho considerato che la tecnologia può essere d'aiuto. L'MP3, talmente diffuso da avere ormai sostituito l'apparecchio acustico Amplifon, è un pratico e discreto strumento col quale si può unire il famoso "utile e dilettevole". Durante i viaggi in macchina o prendendo il sole comodamente sdraiati sopra ad una bella spiaggia o ancora facendo lavori che non impegnano la mente, quali le pulizie domestiche ad esempio, sono tutti momenti nei quali si può ascoltare una buona lettura senza sensi di colpa nell'aver sottratto due o tre ore alla famiglia o al lavoro e senza anche più giustificazioni nel non trovare il tempo necessario per imparare o semplicemente distrarsi. In questo caso Internet può collaborare egregiamente, dando la possibilità di scaricare il testo prescelto su un pratico cd in tempo reale. Comunque ogni mezzo è lecito purché il libro non rimanga chiuso in una scatola ma abbia la sua funzione primaria per la quale è nato: quella di essere letto. Il libro ha bisogno di luce e di aria, ha bisogno di respirare e vedere il mondo, altrimenti non ha la necessità di essere pubblicato. Difatti, se noi scrittori emergenti volessimo scrivere solo per noi stessi basterebbe che lasciassimo i nostri racconti chiusi gelosamente in un cassetto. Ogni tanto la nostra vanità verrebbe appagata rileggendo quello che abbiamo scritto e tutto finirebbe lì, ma c'è qualcosa che muove ognuno di noi “scrittori” in erba ed è quello che ci ripaga dalle fatiche del “parto”: il riscontro del pubblico. Quindi, così come per combattere la cellulite bisogna usare più armi, anche per la promozione del proprio libro bisogna utilizzare tutte le strade, nessuna esclusa, possibilmente in sinergia fra loro perché la strategia pubblicitaria funzioni.

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Grazie a tutti coloro che, mossi a pietà, lasceranno un messaggio! Un baciolones a tutti! Pat

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