Cpitolo 12 – Segui la lettura…

L'indomani Sara ritrovò coraggio e vigore per riprendere nuovamente le redini della propria vita. Marco fu il disperato appiglio al quale si aggrappò con forza per sfuggire al suo travagliato passato. Seppur indebolita, più nell'animo che nel fisico, Sara riuscì a superare quel triste momento e a ritornare a casa. Marco era con lei e questo l'aiutava molto.
 L'impatto che la donna provò, quando varcò la soglia di casa, fu come un pugno nello stomaco. Le cose, incuranti degli eventi trascorsi, erano come le aveva lasciate. La tavola era ancora apparecchiata, la cucina in disordine, la cena in frigo, tutto sembrava non essersi accorto di nulla.
 Sara si voltò. Vide Marco accanto a lei e per un attimo ripensò a qualche giorno prima, all'eccitazione dell'incontro, alle parole che avrebbe voluto dire, a come sarebbe andata la serata….ora nulla aveva più senso. Non occorreva più la cena, non esisteva più l'imbarazzo, le parole non servivano più. Era come se si fossero già detto tutto senza neppur aver incominciato.
 Marco si era rivelata una persona stupenda. Nonostante la sua giovane età, non aveva tentato di scappare, anzi aveva diviso con Sara il suo dolore, rimanendole accanto. Sara era sicura che se avesse avuto il bambino, Marco sarebbe stato felice. Non si sarebbe ritirato com’era comprensibile. Se avesse scelto la via di fuga, Sara non gliene avrebbe fatta una colpa. Non l'avrebbe costretto a prendersi le sue responsabilità. Come avrebbe potuto? Quale diritto aveva nel giudicarlo? Non sapeva nulla di lei e neppure di Laura!  Non aveva avuto il tempo di dargli delle spiegazioni, ma non ce ne era stato bisogno. Il destino, a modo suo, aiutò Sara a risolvere il problema e ad ottenere ciò che più desiderava, senza sapere il prezzo che avrebbe pagato.
Sara si mosse, ridando vita alla stanza. Iniziò, con la tristezza nel cuore, a rimettere a posto le cose. Marco cercò di aiutarla, per quanto gli fosse possibile. Andò in cucina e cominciò a lavare le stoviglie lasciate nel lavello.
Tentando di riempire il silenzio, iniziò a parlare quasi ininterrottamente. Era come se il sentire il suono della propria voce l'aiutasse a sciogliere quel velo di commozione che sentiva salire dentro di sé.
"Quante cose buone avevi preparato, ma davvero le avevi cucinate tu? Non sapevo fossi così brava, sai anch'io amo stare dietro ai fornelli di tanto in tanto. Sono bravissimo a fare la pasta alla carbonara, un giorno di questi te la preparo, sentirai che roba! E non è tutto, il mio piatto forte sono le uova in camicia, beh, non ridere, ma anche per fare le uova ci vuole il tocco dello chef!….Ma guarda come sono incrostate queste pentole! Laura, dove sono gli asciugamani, qui ho quasi finito!"
Parole, parole, un torrente di parole. Una legata all'altra, senza pausa, senza riprendere fiato. Sara osservava, appoggiata alla porta della cucina, stordita dal suono della sua voce ed incantata nel vederlo muoversi con falsa disinvoltura.
Si avvicinò a lui, gli prese il viso angelico tra le mani. Lo guardò fisso negli occhi traboccanti di lacrime e lo baciò con tutta la dolcezza che poteva, con tutto l'amore che riusciva a trasmettergli.
 Lui si perse in lei e lei in lui. Per pochi istanti furono un'unica grande fiamma bruciante d'amore. Marco lasciò cadere lo straccio a terra e strinse Sara con un tale impeto da spaventarla. La donna sentì le mani di quell’uomo, ora sconosciuto, incominciare a moltiplicarsi e a correre su e giù per il suo corpo. Ebbe l'istinto di allontanarsi. Avvertì che tutto il calore di prima stava svanendo e si bloccò, rivestendosi di un gelo mortale. Di scatto Sara allungò le braccia con forza per scacciare la stretta di Marco. Riuscì a staccarsi da lui ancora ansimante, mentre si sentì gridare
"No, non mi toccare, non farlo mai più!"
Marco mollò la presa improvvisamente, paralizzato dall’inaspettata reazione di Sara. Arretrò di qualche passo, fissandola con quell'aria infantile sbigottita. Come un bimbo ingiustamente rimproverato, abbassò lo sguardo, prese delicatamente le mani di Sara e se le portò alle labbra com’era solito fare. Capì di essere stato troppo insensibile nei suoi confronti. Diamine, aveva appena perso un bambino! Come poteva pensare che sarebbe stata pronta per far l’amore con lui? Si vergognò dei suoi pensieri. Lasciò delicatamente le mani di Sara e si avviò verso la porta. L’aprì, si voltò e prima di andarsene le sussurrò  
"Scusa, amore, scusami, sono uno sciocco, è troppo presto, hai ragione!"
 Sara rimase immobile nel vederlo andare via, senza aggiungere una parola, ancora paralizzata dal gelo che sentiva dentro di sé.

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Grazie a tutti coloro che, mossi a pietà, lasceranno un messaggio! Un baciolones a tutti! Pat

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