Capitolo 25 – ultima parte – Segui la lettura…

Sara ancora non si dava pace e manifestava curiosità ed inquietudine, Anna, dalla sua postazione, sembrava essersi fatta di sasso, interessata anch’essa per come avrebbe reagito Sara a quell’indiscrezione e drizzò ancor più le orecchie.
 “Il giorno del tuo compleanno avevate deciso di andare a festeggiare in campagna con tutta la famiglia, vero?” chiese Marco con voce inespressiva
"Sì, ricordo. Era una giornata bellissima, papà e mamma non avevano litigato nemmeno una volta. Tutto era andato tutto a meraviglia, l’unico incidente che ricordo era quando sono caduta, ma …nient’altro, mi pare!
 C’era un fienile, poco distante dal mulino, io mi ero allontanata, attirata dal nitrito di un cavallo. Mi ero arrampicata sopra ad una scala, per prendere del fieno e portarlo agli animali nella stalla. Forse ho messo male un piede e sono scivolata. Cadendo, devo aver battuto la testa e credo di essere svenuta, perché non ricordo altro. Quando ho ripreso i sensi, mi sono trovata per terra con papà che mi consolava, accarezzandomi i capelli.
 Avevo pensato che era stata una fortuna che mi avesse trovato lui perché, se mi avesse vista la mamma, sicuramente mi avrebbe sgridata, rovinandomi la giornata. Invece papà mi aveva preso tra le sue braccia e stava cantando una canzoncina per tranquillizzarmi. Poi mi aveva aggiustato il vestito nuovo, pulendolo dalla paglia e siamo andati dalla mamma, che non si era accorta di nulla. Anzi, ricordo che mi aveva fatto promettere di non dirle niente, altrimenti mi avrebbe urlato come il solito …mi diceva che sarebbe stato il nostro piccolo segreto”.
Sara, nel raccontare quell’episodio, vide il viso di Marco cambiare espressione e stringendole le mani fra le sue, con quel suo modo dolce di fare, sussurrò
"Povera, piccola Sara, non ricordi cosa è successo quando sei caduta a terra? Non ti sei chiesta come mai tuo padre era lì con te?"disse con tono compassionevole.
"Beh, non mi ero fatta tanto male, la paglia aveva attutito il colpo, ma la testa mi girava, …sì, mi sentivo stordita, come se avessi bevuto del vino, ma non pensi che fosse normale? Non capisco dove vuoi arrivare! E poi mi chiedi di mio padre? Non saprei, forse si era preoccupato perché non mi aveva più visto in giro e sarà venuto a cercarmi. Te l’ho già detto, ricordo solo che, quando ho aperto gli occhi, papà mi sorrideva dicendo di non preoccuparmi … che era tutto finito. Mi rimase solo un gran mal di testa, che è ritornato più volte anche in seguito".
Sara fece un lungo sospiro e toccandosi la fronte, ripensò a quelle fitte che in passato l’avevano tanto tormentata e si chiese se potessero essere collegate a quella caduta. Lo domandò a Marco, come se fosse sicura che potesse sbrogliare l'intricata matassa di dubbi che l’avvolgevano.
"Sara.." il suo tono di voce ora diventò più serio
"…tu hai subito un forte shock e quello che mi hai confessato riguardo all’altra parte di te, me ne ha dato la certezza. Quel giorno sei andata a giocare vicino al fienile, tuo padre ti ha seguito, pensando di non essere visto da nessuno. Tua madre mi aveva raccontato, con sgomento, quello che i suoi occhi non erano riusciti ad accettare. Stava guadando le tue sorelle, quando si è accorta che tu e tuo padre non c’eravate più. Vi aveva chiamato, ma senza risultato. Quindi aveva affidato le piccole ad un’altra mamma e vi era venuta a cercare. Si era diretta verso il fienile, dove ti aveva visto l'ultima volta.  Aveva provato a chiamarti diverse volte, ma non ottenendo risposta, era entrata nel capannone, dirigendosi nella stalla, certa di trovarti ad accarezzare il muso di qualche cavallo stanco.
A mano, a mano che si addentrava, aveva sentito, dietro allo scalpitio degli zoccoli e a qualche nitrito irrequieto, dei rumori soffocati ed inquietanti. Il cuore le aveva incominciato a battere forte, per paura che quei grossi animali ti avessero potuto fare del male. Aveva accelerato quindi il passo, sperando che non ti fosse successo nulla. Ma ad un tratto, si era bloccata, impietrita per quello che stava vedendo. Dietro ad un mucchio di paglia i suoi occhi avevano riconosciuto una figura, ma la sua mente si rifiutava di ammetterlo. Tu eri sdraiata a terra e tuo padre ti stava …oddio …non posso …non ci riesco …" e si interruppe, incapace di continuare.
"Che cosa, cosa ha visto? Non capisco …continua!"
Il cuore di Sara stava sbattendo come un animale in una gabbia, quasi avesse capito per primo quello che Marco cercava di dirle.
Improvvisamente la donna provò un giramento di testa e cominciò a vacillare. D'istinto portò le mani intorno alla fronte, per fermare quella giostra vorticosa.
Marco si rese immediatamente conto del suo stato e cercò di calmarla, facendola sdraiare sul divano. Tenendole il polso con due dita professionali, fissò l'orologio, facendo scendere un silenzio severo sul suo sguardo.
Il petto ingombrante di Sara ansimò con ritmo sempre più veloce e sentì mancarle l'aria. Vide Marco alzarsi di scatto, dirigersi nello studio e tornare con la sua borsa da medico. Tirò fuori da essa l'apparecchio della pressione e lo mise attorno al braccio della donna. Poche rapide pompate e poi il sibilo della discesa. Marco si levò dalle orecchie lo stetoscopio e la guardò negli occhi umidi e spaventati.
Sara aveva riconosciuto quei sintomi. Le fitte alla testa, che da qualche tempo non aveva più avvertito, sembravano aver risvegliato il mostro assopito.
 Il panico le stava salendo alla gola. Cercò di contrastarlo con tutte le sue forze. Sapeva che, se Marco non avesse fatto qualche cosa, Laura l’avrebbe avuta vinta, come sempre.
"E' lei, è Laura, aiutami!"vibrò Sara con un fil di voce.
"Lo so, non aver paura Sara, sono qui, la sto aspettando, lasciati andare, ti aiuterò io!"e le infilò un ago in vena.
 

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Grazie a tutti coloro che, mossi a pietà, lasceranno un messaggio! Un baciolones a tutti! Pat

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