Ortigia Palazzo del Duomo

Tappa obbligatoria: Ortigia.
Finalmente annuso l’aria salmastra di casa. Qui incontriamo quella che sarà la nostra guida, occasionalmente “trovata” e “affittata” da Lorenzo. Si presenta al gruppo. Si chiama Rosario Ricca, e il suo modo di parlare è già tutto un programma. Ha appena iniziato a spiegare che s’interrompe di colpo, avvertendo una presenza che lo disturba. Indietreggia di un passo e chiede a Mario (Piano) di spostarsi da dietro le spalle, giustificando la richiesta dicendo che i siciliani preferiscono non avere nessuno dietro loro.

Mentre oltrepassiamo uno dei ponti che caratterizzano l’isola, noto una barca ormeggiata, a bordo della quale c’è un busto di manichino, con tanto di divisa e berretto da marinaio (probabilmente a scopo pubblicitario). Mi scappa una battutaccia a voce alta:
« Oh, ecco finalmente un vero mezzo marinaio! »
Purtroppo, a furia di stare insieme al mio consorte, dalle gelide battute inglesi, ho finito per assorbirne il basso sense of humor.

Faccio finta di niente, e mi avvicino a Rosario per ascoltare la storia di alcuni reperti dell’epoca di Dionigi il Vecchio, ritrovati mentre stavano facendo la strada.
Guardo con un sopraciglio alzato di sufficienza. Bloccare i lavori per ‘ste quattro pietre mi è sembrato uno spreco. Attraversiamo la strada e ci fermiamo davanti a qualcosa di più interessante. Siamo di fronte al Tempio di Apollo, o perlomeno quello che ne resta. E’ il primo tempio greco di Siracusa e pare abbia un enorme valore.  Sono leggermente distratta e quello che capto dalle parole di Rosario è qualcosa di incomprensibile:
“Esastilo ….periptilo…6 × 17….”
« Ehhhhhh? », non ho capito un accidenti, Rosariuzzo parla troppo veloce ed io sono troppo fusa e ignorante per seguirlo. Cerco di riattaccarmi alle ultime parole:
« Il tempio aveva alcune parti in legno ed altre in pietra…. E’ caduta una bomba, distruggendolo …C’è un dislivello, perché hanno costruito sopra le macerie….E’ chiaro stu’ fatto? »

Molto divertente, ma non ho più la capacità mentale per rimettere insieme ciò che ha detto, quindi annuisco e andiamo avanti. Percorriamo un vicolo della parte antica che attraversa gli immutati quartieri dei pescatori, con le vecchie case scrostate, che rendono una testimonianza vera della più autentica Siracusa: popolare, povera e marinara.
Il pittoresco vicolo offre squarci di vita incantevoli. Un balcone, ricolmo di fiori, è fotografato ancor più del palazzo aragonese, di cui la nostra guida ci sta spiegando le origini. Le altre facciate dei palazzi sono come delle fortezze, quasi prive di balconi, considerati facilmente raggiungibili e pericolosi.

Ortigia
La stradina porta in una bellissima piazza dai colori chiari e luminosi, che mi ricorda un po’ Venezia. E’ Piazza del Duomo. Qui sono riuniti degli edifici spettacolari per colore, bellezza e dimensione. Il Palazzo Beneventano del Bosco è decisamente notevole. E’ stato realizzato nel 1770 da un capomastro arabo. Rosario puntualizza che Alì non era un ingegnere o un architetto, ma un semplice capomastro, per dimostrare che a volte non è il titolo che conta, quanto la capacità. Certo, non è l’abito che fa il monaco, ma chi ce l’ha ti può confessare, gli altri no!

Di fronte lo splendido palazzo c’è il Municipio e poco distante, il Duomo. Appena entrati, un uomino mi chiede gentilmente di coprirmi le braccia.
« Grazie, sto bene così, non ho freddo ».
Che carino, penso, si preoccupa per lo sbalzo di temperatura. In effetti fuori ci saranno 30° e all’interno del Duomo c’è un fresco delizioso.
« Spero sia una battuta, altrimenti mi preoccupo veramente », mi bisbiglia il mio sconsolato compagno, « il cartello posto all’ingresso invita le turiste a coprirsi, per rispetto », mi spiega.
« Ho capito, ho capito, ma guarda che so farmi rispettare benissimo. Se gli bastano due braccia scoperte per saltarmi addosso, lo stendo con un manrovescio…», lo rassicuro e mi avvicino a Lucia (Tuttigiùperterra), anche lei a braccia nude e con il golf legato in vita.
Noi ce ne facciamo un baffo di quell’omino! Che tenga a bada i suoi ormoni….Vabbè, dai stavo scherzando, il fatto è che ho provato ad indossare la felpa, ma stavo morendo di caldo, così quando ho visto che anche Lucia era scoperta, ho pensato d’imitarla, ma ho chiesto scusa, volgendo gli occhi verso l’altare.

Mi aggiro, strisciando lungo le pareti per non essere troppo notata, soprattutto dall’omino, e rimango incantata nel vedere dei Santi raffigurati nelle splendide vetrate a mosaico.
Le arcate sono divise da due colonne, così come quelle che sembrano appoggiate al perimetro del Duomo, sempre in “estilo”, “peptico”, bla, bla, bla, 6 × 7 = 42 più 2 = 44 o cosa diavolo ha detto non ho capito, oh, scusa, diavolo proprio qui dentro non si può dire!
Devo ammettere che sono un po’ stanca, mentalmente intendo. Il mio piccolo contenitore sta traboccando d’informazioni e non è più in grado di assorbirle. Mica sono come l’Antonella (Fante) che riesce a memorizzare tutto… il mio cervello si riempie subito…Chissà perché! Coccodé, coccodé!

Il pavimento è rivestito da diversi tipi di marmo di colore: bianco, grigio, rosato. Siamo tutti seduti sulle panche, approfittando delle spiegazioni di Rosario, per riposarci un po’. Non sento nulla, tranne un brusio che invade tutto lo spazio del Duomo fino alla cupola centrale.
Nella panca dietro la mia, sono sedute due signore locali che chiacchierano tranquillamente sul cellulare a voce alta, incuranti del famoso rispetto (…ma hanno le braccia coperte! N.d.A.), mentre ai piedi dell’imponente altare bianco e oro, si sta preparando la comunione per alcune bimbe che si stanno avvicinando con il giglio in mano, come delle piccole spose.

Sul lato destro del Duomo sono incuriosita da una stanza chiusa da una cancellata di ferro, preziosamente lavorata. E’ l’altare di Santa Lucia, al cui interno c’è una sua reliquia. Titta (Graselli) si avvicina, e dalla sua espressione mi pare di “sentire” la sua preghiera. Mi allontano per non interferire, ma spiritualmente mi unisco a lei ….

Rosario è un tipo simpaticissimo, più piccolo di me di almeno 15 cm, ed è tutto dire. Ha il tipico baffo siculo, leggermente brizzolato e sul naso sono appoggiati dei grandi occhiali scuri, che si confondono sulla pelle già abbronzata. Dietro l’orecchio destro ha uno strano auricolare. Sospetto che Gianni Boncompagni,  nascosto da qualche parte, gli stia suggerendo le informazioni come sua abitudine.
Dopo alcune “vivaci” (disgraziato, deficiente ecc.) comunicazioni con mio figlio che ha perso il treno per Genova, lasciamo Ortigia e ci dirigiamo verso il grandioso Teatro Greco.

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Grazie a tutti coloro che, mossi a pietà, lasceranno un messaggio! Un baciolones a tutti! Pat

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