Bella da morire di Patrizia Targani Iachino

pioggia

CAPITOLO 3

Ancora pioggia. Il sole sembrava essersi dimenticato di Genova, ma l’umore di Anna non se ne era curato. Non in quella settimana. Maura si era beccata una tale influenza da costringerla a letto. Il quartetto era in crisi, l’audizione sarebbe saltata se non fosse intervenuto Luca.

“Perché no?” lo aveva sentito domandare Anna a sua sorella il pomeriggio seguente.

“Ma stai scherzando? Che figura facciamo? Anna non conosce neppure una strofa e non sa cantare. No. Cerchiamo di rimandare l’audizione. Piuttosto canto da sola”, aveva sbraitato Giulia, chiudendo la porta della camera per non essere ascoltata.

Anna tenne a bada i suoi pensieri, ma non la propria curiosità, accostando l’orecchio alla porta per non perdersi neppure una battuta.

“Sai che non è possibile rimandare. Ho fatto i salti mortali per ottenere quest’audizione e Maura non si rimetterà in piedi entro domani. Perché non proviamo? Sono convinto che potrà sostenere il duetto. Magari scendiamo di un tono. Cosa ti costa? Cosa ne pensi, Giorgio?”, insisteva Luca.

Giorgio teneva molto a quell’audizione, e anche lui avrebbe fatto di tutto pur di non perdere l’occasione. Giulia continuava a sostenere la sua tesi, ma sempre più debolmente, fino a non sentirla più. Ad Anna sembrò quasi di vedere quel silenzio: forse Giorgio l’aveva abbracciata e per rabbonirla le aveva mordicchiato il lobo dell’orecchio. A quel gesto Giulia andava in brodo di giuggiole.

Anna aspettava, immersa nei suoi pensieri. Luca non l’aveva tradita, rivelando l’ora trascorsa insieme, ed ora stava cercando in tutti i modi di convincere Giulia ad accettarla nella band. Il cuore le batteva così forte da mettere una mano sul petto per attutirne il rumore. Luca si stava dando da fare per lei. Non le sembrava si fosse mai accorto di quanto fosse cresciuta in tre anni, ma evidentemente quel pomeriggio aveva cambiato le cose.

Era eccitata, Anna. Due ragazzi erano dalla sua parte. Nonostante fosse sempre stata cacciata da quella stanza, ora qualcuno stava cercando di convincere quell’arpia di sua sorella addirittura a cantare insieme a lei. Era sicuramente un momento che avrebbe fissato sul suo diario. In futuro avrebbe riletto quella pagina, ricordando l’inizio di una nuova vita.

Giulia ritornò a sbraitare, poi silenzio. Dio, quanto durava quel silenzio. Anna non sapeva cosa pensare: se sua sorella si fosse arresa di fronte alle pressioni dei ragazzi o se li avesse soffocati entrambi con un sacchetto di plastica in testa. Non riuscendo più a resistere, si era quasi decisa a entrare nella stanza proibita, ma si accorse in tempo che la maniglia della porta si stava abbassando. Si allontanò con un salto all’indietro, infilandosi nel bagno che separava la sua camera da quella di Giulia. Quella stanza bianca e rosa sembrava essere stata messa apposta per dividere due fronti perennemente in guerra, quasi fosse stata il terreno neutrale per entrambe. Ma di fatto non era così.

Neppure in quell’ambiente dai colori pacifici, profumato con essenze speziate, le due sorelle riuscivano ad andare d’accordo. Spesso il motivo di scontro iniziava proprio lì, fin dalla mattina. Giulia era la prima a occuparlo per un tempo che ad Anna sembrava infinito, sapendo che alle otto sarebbe dovuta essere seduta al suo banco e alla stessa ora sua sorella in uno studio radiofonico. Ogni giorno avveniva l’estenuante lotta per conquistare il posto prima dell’altra. Alla fine la spuntava sempre Giulia, così molto spesso Anna entrava in classe in ritardo, unica nota di demerito nel suo comportamento esemplare.

Giulia ora si trovava nel corridoio. Anna la sentiva respirare rumorosamente da dietro la porta. Sembrava ansimare. Avvicinò l’orecchio quanto più possibile. Se avesse spinto ancora, sarebbe passata dall’altra parte. Doveva esserci Giorgio con lei perché aveva sentito bisbigliare parole appena comprensibili: “Dai, non fare così”, e ancora, “Ci possono sentire… leva via quella mano”. Di sicuro aveva trovato il modo per calmare sua sorella.

Anna aprì il rubinetto, facendo scorrere l’acqua nel lavandino per far loro capire che era lì. Appena il tempo di sentire ancora una frase: “Sei pazzo, non ora!”, quando Giulia la chiamò con un tono quasi di rimprovero.

“Anna, cosa fai in bagno?”

“Che c’è? Mi sto lavando i capelli”, le rispose, mentendo.

“Devo parlarti!”

“Non puoi aspettare un attimo?”

“No, devo farlo ora. Dopo sarebbe troppo tardi… Potrei cambiare idea!”

Anna avvolse i capelli asciutti con un asciugamano per sostenere la bugia appena detta. Stava diventando un’abitudine quella di mentire.

“In che senso, potresti cambiare idea?”, rispose Anna, aprendo la porta con un’aria da finta tonta, ma si sorprese nel vedere Luca vicino a Giulia. Sgranò gli occhi, serrando le labbra a fessura. Dall’intimità delle frasi ascoltate dietro la porta, era certa ci fosse Giorgio con sua sorella. Cosa stava succedendo?

“Senti, Anna. Non ti montare la testa e soprattutto non mi saltare addosso. Non dare in escandescenze e promettimi che farai esattamente tutto quello che ti dirò senza prendere iniziative”, spiegò Giulia, mantenendo una distanza come avesse parlato ad un parente dietro le sbarre di una prigione.

“Ok, ok. Prometto. Ha tutta l’aria di essere una cosa importante. Che cosa vuoi dirmi?”

Anna a fatica trattenne l’entusiasmo, aspettando con ansia quello che da lì a breve sua sorella le avrebbe rivelato, sapendo che non era di certo quello che avrebbe voluto.

Luca la anticipò: “Sei dentro, Pepe!”

“Dentro dove?”, domandò Anna, con finto stupore.

“Sei nella band per l’audizione, ma solo per quel giorno. Sei contenta?”, le rispose Giulia alzando la voce stizzita, poi voltò le spalle di scatto, andando a sfogare la rabbia in camera sua.

Quella storia non l’era andata giù, ma aveva capito che se non avesse messo alla prova Anna, non ci sarebbe stata nessuna audizione. Era una situazione assurda: Giulia che chiedeva aiuto a sua sorella. Un rospo molto difficile da ingoiare.

Luca aveva sorriso soddisfatto.

Per un attimo Anna ripensò a quelle frasi bisbigliate da dietro la porta del bagno, e poi le apparve l’immagine di Giulia accanto a Luca. Lo fissò, oltrepassando lo stesso sguardo compiaciuto e improvvisamente le fu tutto chiaro: quei due avevano qualcosa da nascondere. Anna non poteva credere che Luca avesse usato un’arma come il sesso proprio con sua sorella, e con Giorgio a pochi passi per giunta. Era impazzito o era una storia di cui non se n’era ma accorta?

“Grazie”, gli riuscì a dire a bassa voce.

“Vieni, iniziamo subito. Non abbiamo molto tempo”.

Entrata nella camera proibita, Anna notò che Giorgio era alla consolle con le cuffie in testa. Le aveva tenute tutto il tempo? Anche quando il suo migliore amico stava palpeggiando la sua fidanzata? Probabilmente no, sperò Anna, ma in fondo cosa le importava? Erano affari loro o al massimo di Giorgio. Era un tipo impenetrabile, lui. Anna non aveva mai capito se gli fosse importato davvero qualcosa di sua sorella o no. Molto spesso litigavano, o meglio, era Giulia che litigava con lui. Giorgio incassava semplicemente i colpi, però poi sapeva sempre come prenderla. La lasciava sbollire e dopo iniziava a coccolarla, a mordicchiarle l’orecchio e a farla mugolare. Solitamente accadeva così. Come quella volta in occasione di un viaggio premio vinto da Giulia per un concorso canoro in cui avevano litigato violentemente perché Giorgio si era rifiutato d’accompagnarla. Al suo posto era andata Anna, e non certo perché Giulia l’avesse voluta con lei. Maura era impegnata e nonostante avesse chiesto a tutte le sue amiche, sua sorella non aveva trovato nessuno disponibile, neppure sua madre. Piuttosto che andare da sola e perdere il soggiorno a Montecarlo, Giulia fu costretta a partire con Anna. Quella fu la prima e unica occasione in cui le due sorelle trascorsero tre giorni insieme da sole, senza però che Giulia rivolgesse un fiato ad Anna. Di parole, in verità, ne aveva usate molte, ma tutte al cellulare, inveendo contro Giorgio, accusandolo di aver trovato una scusa per restare da solo in città. Giulia era gelosissima di tutto e di tutti, soprattutto di Katia, l’ex fidanzata di Giorgio. Era già accaduto in passato che si fosse accorta delle telefonate che Giorgio riceveva da lei di tanto in tanto e ogni volta Giulia andava su tutte le furie convinta non fosse una semplice amicizia, ma solo un subdolo modo per riconquistare il suo ex fidanzato.

Al ritorno del viaggio, Giorgio era andato a prendere le due sorelle con la Mercedes di suo padre. Il sedile posteriore era ricoperto da rose rosse. Giulia era basita. Lo aveva abbracciato avvinghiandosi a lui come un boa, continuando a darsi della stupida, lui le aveva iniziato a mordicchiarle l’orecchio ed Anna era tornata a casa con un taxi.

In fin dei conti a loro modo si amavano, ma quelle parole bisbigliate tra Giulia a Luca non avevano imbrogliato Anna, certa che stessero combinando qualcosa. Quel fatto non la riguardava, non la doveva riguardare. Per quanto fosse attratta dal loro atteggiamento ambiguo, Anna doveva concentrarsi sull’audizione, e pensare che quell’occasione avrebbe sicuramente aperto uno spiraglio nella teca della sua solitudine. La mente di Anna era già in viaggio verso la fantasia più sfrenata, immaginandosi su un palco di fronte a milioni di spettatori mentre Giulia le era ancora di fronte, aspettando il suo assenso.

Caricata dal breve sogno, Anna rientrò in sé, convinta che sarebbe stato tutto perfetto.

“Vedrai che non ti pentirai di me. Conosco la canzone e non ti farò sfigurare, stanne certa!” le rispose con tutto l’entusiasmo che possedeva.

“Conosci la canzone?”, Giulia la guardò con un’aria pericolosamente incredula.

“L’avete cantata migliaia di volte. Non sono mica così stupida”, persuase Anna.

“Lo spero per te, altrimenti ti uccido”, le sibilò Giulia con astio.

Era evidente che le era stato strappato il consenso. Giorgio aveva saputo come rabbonirla e, per quel che era parso ad Anna, anche Luca non era stato da meno. Chissà se Maura aveva mai sospettato qualcosa? Chissà, poi, se effettivamente c’era stato qualcosa? Forse Anna avrebbe dovuto chiederlo a Luca, ma non le sembrava una mossa astuta, non proprio nel momento in cui aveva parteggiato per lei. Avrebbe rovinato tutto. Luca si sarebbe arrabbiato, tacciandola come una piccola serpe irriconoscente e avrebbe perso un amico, l’unico amico. Anna decise di rimanere muta come un pesce. Probabilmente aveva solo frainteso. Non era il caso di preoccuparsene, e poi, come ormai si ripeteva da un po’, non erano affari suoi.

In fondo, Anna era solo una ragazzina con molta fantasia e tanto tempo da dedicare a qualcosa che la distraesse dalla noia. Niente di più.

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Grazie a tutti coloro che, mossi a pietà, lasceranno un messaggio! Un baciolones a tutti! Pat

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