Son turna chi

pat io 006

Ussignur, sono dieci mesi che non tocco il blog, ma purtroppo mi sono accadute delle cose che non voglio ricordare, o perlomeno, non qui . Gli amici di facebook ormai sanno tutto di me, vista la mia trasparenza nel pormi, e approfitto del mio spazio per ringraziarli ancora una volta per essermi stati vicini. Punto e a capo, così ci insegnavano alle elementari e quindi ricominciamo. Da dove, però? L’ultimo post era il quinto capitolo del mio romanzo in itinere “Bella da morire”, tra l’altro seguito da diverse persone che sono rimaste col becco asciutto, sparendo dal blog. Spero di non averli persi forever. Non sarebbe stata mia intenzione comunque postare tutti i capitoli, altrimenti a che servirebbero le “eventuali” case editrici? Seppur accantonata in un angolo, l’aspirazione alla pubblicazione del romanzo rimane. Che sia un sogno più o meno realizzabile, spero di avere tempo per attuarlo. Ora sono troppo impegnata a un’altra vecchia passione, scoppiata in seguito alla perdita della mia amatissima sister. E’ stato per non impazzire dal dolore, per non cedere alla disperazione che ho approfittato dell’invito di una mia ex compagna di classe, amante anche lei della pittura, a riprendere i pennelli in mano, affondando l’anima nei colori. Ciò che sono apparsi erano animali, dapprima più stilizzati, vagamente naif, poi il cuore ha preso il sopravvento, realizzando figure più imponenti, malinconiche, ma possenti ed eleganti. I cavalli hanno da sempre avuto un’attenzione particolare da parte mia, fin da quando ero piccola. E proprio questi animali hanno conquistato la mia anima, scolpendo la loro, entrando nel loro sguardo, unendoci in un abbraccio spirituale. Ogni volta che terminavo un quadro mi ritrovavo a singhiozzare, pensando alla mia Dani, ma al contempo mi rendevo conto di non aver versato alcuna lacrima mentre dipingevo. E allora ricominciavo con avidità a colorare quelle tavole di legno che si moltiplicavano sempre più, allontanando di un poco il dolore, attenuando la mia disperazione. In breve è nato quello che io chiamo simpaticamente “il mio zoo”, stimolata dagli amici che apprezzavano i miei dipinti. Prima fra tutti, Marzia Sofia Salvestrini, la Regina del Gustaviano. E’ lei che ha visto le mie potenzialità nella rappresentazione pittorica del mio zoo, ed è sempre lei che mi ha incoraggiata a proseguire, convincendomi, senza molti risultati però, di essere una vera artista. Il mio grazie a queste amiche che mi hanno aiutata, incosapevolmente o no, a uscire dal vortice della depressione e grazie ancora a tutti i miei amici di fb che mi hanno sostenuta nel mio dipingere , cercando ogni volta di migliorarmi. “Cavalcando” l’onda, è il caso di dirlo, mi sono lasciata trasportare verso orizzonti lontani, ma che, quadro dopo quadro, cavallo dopo cavallo, si avvicinavano sempre più. Ma questo ve lo racconterò la prossima volta. Grazie per la pazienza, un baciolones a todos!

NON NE POSSO PIU’!!!!!!!!!!!

 

Cari cucciolones, sono sfinita.. mi arrendo all’evidenza della mia totale ignoranza, ma questo lo sapevate già, in campo tecnologico/informatico. Stamatina, come promesso, mi sono alzata con le migliori intenzioni nel modificare, aggiornare e migliorare il mio blog, contando sull’aiuto e sui suggerimenti del mio amico speciale Aldo Pinga ma, mannaggia all’ignoranza e alla mancanza di neurini della sottoscritta, non sono riuscita a fare altro che a cambiare il template. Punto. Tra l’altro non mi soddisfa neppure un po’. Non rispecchia la mia personalità e se questo deve essere un blog, il mio blog, dove inserire le mie minchiatelle, almeno dovrebbe essere come vorrei… o il più vicino possibile a quanto vorrei. Invece nulla di tutto ciò riesce a raggiungere un risultato sufficiente.

Devo dire che la colpa è solo mia e della mia totale incapacità nel capire i termini informatici. Ma che caspita deve fare una che cozza con i puggins, i popup, i flinkr, i meta e ‘sti ca@@i di bestiole di cui non ho la più pallida idea della loro provenienza?

Tutto ciò che avrei voluto fare è inserire il banner (e daghela con ‘sti termini) di netparede sul mio blog. Ma credo che ci voglia una laurea in informatica o, molto più probabile, avere una decina d’anni di meno con consequenziali neurini a pieno regime. L’alternativa è, data l’impossibilità di recuperare una macchina del tempo e riportare l’orologio a dieci anni fa (… ma se esistesse un tale prodigio, a questo punto, sposterei la lancetta a vent’anni di meno, ih, ih, ih..), iniziare a pigolare come un neonato chiedendo aiuto a chiunque ne sappia più di me (cioè tutti) o lasciar perdere quel cavolo di netparade, tanto è una rottura di scatole in meno.

Comunque non mi do del tutto per vinta. La parte più orgogliosa di me cerca di raggiungere la vetta, pigiandomi sullo stomaco, strisciando lungo le curve a gomito dell’intestino, tentando di far sentire la sua voce: “Ma che caspita stai a di’? Io non m’arrendo!”

Intanto che cerco di soffocare la sua vocetta, continuerò la mia strada. Magari si rassegnerà come me e si unirà al puro divertimento di scribacchiare liberamente su questo blog.

L’importante è essere, non apparire! Giusto? Un baciolones scodinzolante a todos, Pat